ODONTOIATRIA PEDIATRICA

Dott. Mario Lendini
Con attenzione, pazienza e complicità costruisce un rapporto di fiducia con il piccolo Paziente e con i genitori e familiari.

Imposta i piani di trattamento, si confronta con i Colleghi specialisti per l’esecuzione delle terapie ed esegue i controlli periodici per monitorare lo sviluppo e la salute del suo piccolo Paziente prevenendo l’insorgere di problemi e patologie.

Dott.ssa Stefania Multari
La prevenzione e cura delle carie dei denti decidui e permanenti.

Quando necessario esegue le terapie endodontiche dei denti decidui e il loro restauro per assicurarne la permanenza in arcata fino al naturale ricambio, fondamentale per assicurare un corretto e armonico sviluppo della bocca.

Risolve le emergenze sui denti permanenti ed esegue i restauri, endodontici e conservativi, funzionali al mantenimento del dente in arcata.

Infiammazioni gengivali
  • Aspetto: gengive marginali (l’orletto delle gengive intorno ai denti) arrossate, tumefatte e lucide (normalità: rosa, toniche e con superficie “a buccia d’arancio”); denti ricoperti di placca (mix di residui di cibo e batteri dall’aspetto biancastro e dalla consistenza molliccia e facilmente asportabile); eventuale presenza di tartaro (fondamentalmente placca calcificata) dalla consistenza dura, asportabile solo dal dentista o dall’igienista dentale.
  • Sintomatologia: facile sanguinamento al minimo trauma (spazzolamento, masticazione), dolore provocato e a volte spontaneo.
  • Terapia professionale: seduta di detartrasi e di istruzione all’igiene orale, sigillo preventivo dei solchi (particolarmente dei permanenti).
  • Terapia domiciliare: igiene orale sotto il controllo del genitore con spazzolini pedodontici manuali o meccanici (consigliati per effetto “gioco”, ottimi quelli specifici della Braun), dentifrici per bambini, eventuali collutori sotto controllo professionale.
Carie
  • Aspetto: discromie biancastre (cuspidi dentali denti posteriori e superfici vestibolari denti anteriori) e scure (solchi occlusali e zone fra un dente e l’altro), forami scuri dal contorno irregolare fra solchi occlusali e/o nelle zone fra un dente e l’altro, spesso occlusi da residui di cibo e/o da ipertrofie gengivali o pulpari.
  • Sintomatologia: a volte nessuna, più spesso sensibilità agli stimoli freddi (gelati, acqua, bibite ecc), al dolce (caramelle ecc) e a quelli caldi (cibi ecc.). Quest’ultima più grave perché indicativa di evoluzione verso necrosi pulpare, che si manifesta con alterazione del croma dentale e con la possibile insorgenza di fistola di drenaggio (pustolina di aspetto e dimensione variabile nel tempo posizionata sulla gengiva in corrispondenza del dente interessato).
  • Terapia professionale: cure conservative (sigillo preventivo dei solchi, otturazioni, e/o cure canalari quando necessario, istruzione all’igiene e alla profilassi, eventuali trattamenti di fluorizzazione)
  • Terapia domiciliare: igiene orale sotto il controllo del genitore con spazzolini pedodontici manuali o meccanici (consigliati per effetto “gioco”, ottimi quelli specifici della Braun), dentifrici per bambini, eventuali collutori sotto controllo professionale, controllo dietetico (cibi contenenti zuccheri e alimentazione fuori orario).
Traumi

Frattura coronale

  • Aspetto: dente spezzato orizzontalmente o diagonalmente (spigolo) a volte per la presenza di carie (dente posteriore) che ne ha indebolito la struttura, a volte per semplice trauma (tipico di bambini di sesso maschile dai 9 ai 16 anni). A volte polpa esposta (pallino rosso in profondità) non sempre sanguinante spontaneamente.
  • Sintomatologia: dolore spontaneo e provocato (freddo, caldo, dolce e contatto).
  • Terapia d’urgenza immediata: contatto con il professionista.
  • Terapia professionale: nei casi in cui ci sia mobilità a causa del trauma immediato bloccaggio (splintaggio) temporaneo con i denti vicini e quindi terapia conservativa: anestesia, incapppuciamento della polpa se esposta (idrossido di calcio o MTA – vedi dopo), per conservare la vitalità del dente e consentire quindi un eventuale completamento della formazione radicolare, otturazione; nei casi più gravi cura canalare con medicazioni idrossido di calcio per stimolare la chiusura dell’apice radicolare (apecificazione) e successiva cura canalare definitiva (solo se dente permanente) con guttaperca (attualmente si usano in questi casi anche altri materiali assolutamente biocompatibile e favorenti la rigenerazione (MTA – Mineral-trioxide-aggregate), ma sono ancora limitati ad un uso super specialistico) e quindi ricostruzione coronale ecc. Successivamente controllo della vitalità con appositi tests e controlli radiografici a 3, 6, 12, 24 mesi.

Frattura radicolare

  • Aspetto: dente spezzato orizzontalmente o diagonalmente a livello della radice ( a volte avulsione completa della corona a volte semplice mobilità), tessuti gengivali traumatizzati, edematosi e sanguinanti.
  • Sintomatologia: dolore spontaneo e provocato (freddo, caldo, dolce e contatto).
  • Terapia d’urgenza immediata familiare: contatto con il professionista.
  • Terapia professionale: se la frattura è a livello gengivale si può provare il recupero (dente comunque indebolite e possibile presenza non ancora evidenziata di alte linee di frattura) con cura canalare con medicazioni idrossido di calcio per stimolare la chiusura dell’apice radicolare (apecificazione) e successiva cura canalare definitiva (solo se dente permanente) con guttaperca (attualmente si usano in questi casi anche altri materiali assolutamente biocompatibile e favorenti la rigenerazione (MTA – Mineral-trioxide-aggregate), ma sono ancora limitati ad un uso super specialistico) e quindi ricostruzione coronale ecc. Successivamente controlli radiografici a 3, 6, 12, 24 mesi; se la frattura è profonda = dente irrecuperabile, estrazione del residuo radicolare, non appena possibile posizionamento di un mantenitore di spazio per non consentire la migrazione dei denti vicini, in età adulta (17 aa) impianto endo-osseo.

Dislocazione dentaria

  • Aspetto: dente spostato fuori arcata (tipico dei frontali) in direzione palatina o vestibolare (verso l’esterno) presenza di mobilità e, a volte anche di piccole fratture coronali o scheggiature. Tumefazione gengivale e del labbro (a volte ferite da compressione all’interno). Situazione tipica in bambini sino a 7-8 anni.
  • Sintomatologia: dolore spontaneo e provocato (contatto), shock.
  • Terapia d’urgenza immediata familiare: riposizionamento tempestivo in arcata (è sufficiente spingere con le dita sino a riallineare i denti orizzontalmente e verticalmente. Più è tempestivo e più sarà facile, in seguito il bambino diventerà poco trattabile. In caso di spiccata mobilità tenere manualmente fermo il dente nella posizione raggiunta fino a raggiungere il professionista. Appena possibile contatto con il professionista. In seguito controllo per evidenziare discromie del dente e eventuale comparsa di fistola (necrosi pulpare).
  • Terapia professionale: immediato bloccaggio (splintaggio) temporaneo con i denti vicini. Successivamente controllo della vitalità con appositi tests e controlli radiografici a 3, 6, 12, 24 mesi. Se necessario terapia conservativa: anestesia, incapppuciamento della polpa se esposta (idrossido di calcio o MTA – vedi dopo), per conservare la vitalità del dente e consentire quindi un eventuale completamento della formazione radicolare, otturazione; nei casi più gravi cura canalare con medicazioni idrossido di calcio per stimolare la chiusura dell’apice radicolare (apecificazione) e successiva cura canalare definitiva (solo se dente permanente) con guttaperca (attualmente si usano in questi casi anche altri materiali assolutamente biocompatibile e favorenti la rigenerazione (MTA – Mineral-trioxide-aggregate), ma sono ancora limitati ad un uso super specialistico) e quindi ricostruzione coronale ecc..

Intrusione dentaria

  • Aspetto: dente assente con alveolo apparentemente vuoto, ma spesso tumefatto e duro al tatto (tipico dei frontali). Tumefazione gengivale e del labbro (a volte ferite da compressione all’interno). Situazione tipica in bambini sino a 5-6 anni. Dente intruso nell’area del trauma.
  • Sintomatologia: dolore spontaneo e provocato (contatto), shock.
  • Terapia d’urgenza immediata familiare: ricerca del dente nell’area (es. marciapiede ecc) del trauma per evitare che invece si sia trattato di un’avulsione e nel caso trattamento come sotto riportato. Se si esclude la presenza di dente avulso contatto con il professionista e visita immediata.
  • Terapia professionale: Visita e, se possibile, radiografia di controllo. Se accertata intrusione, nessuna azione immediata ma programmazione di visite di controllo e consulenza con ortodontista per eventuale terapia quando il dente, come normalmente accade, ricompare parzialmente in arcata. Successivamente controlli radiografici a 3, 6, 12, 24 mesi per evidenziare precocemente eventuali danni a denti non ancora erotti.

Avulsione dentaria

  • Aspetto: dente assente con alveolo vuoto e sanguinante (tipico dei frontali). Tumefazione gengivale e del labbro (a volte ferite da compressione all’interno). Situazione tipica in bambini sino a 7-8 anni. Dente avulso nell’area del trauma.
  • Sintomatologia: dolore spontaneo e provocato (contatto), shock.
  • Terapia d’urgenza immediata: recupero del dente, lavaggio delicato con acqua senza rimuovere eventuali residui di tessuto dalla radice e immediato riposizionamento in arcata (è più difficile ma meglio tentare di reinserirlo nell’alveolo e quindi spingere con le dita sino a riallineare i denti orizzontalmente e verticalmente). Più è tempestivo e più sarà facile, in seguito il bambino diventerà poco trattabile. Tenere manualmente fermo il dente nella posizione raggiunta fino a raggiungere il professionista. Appena possibile contatto con il professionista. In seguito controllo per evidenziare discromie del dente e eventuale comparsa di fistola (necrosi pulpare). Nel caso non sia possibile effettuare il riposizionamento in arcata immediato, contattare il professionista e accompagnare immediatamente il bambino avendo cura di conservare il dente avulso (recuperato e lavato come sopra) in un liquido non aggressivo per i delicati residui di tessuto parodontale adesi alla radice (latte, soluzione fisiologica o, in mancanza di altra soluzione la bocca della mamma; evitare assolutamente liquidi disinfettanti, acqua ossigenata e simili, succhi di frutta ecc.).
  • Terapia professionale: immediato riposizionamento in arcata, se non ancora eseguito, bloccaggio (splintaggio) temporaneo con i denti vicini. Successivamente controllo della vitalità con appositi tests e controlli radiografici a 3, 6, 12, 24 mesi. Quasi sicuramente sarà necessaria la cura canalare con medicazioni idrossido di calcio per stimolare la chiusura dell’apice radicolare (apecificazione) e successiva cura canalare definitiva (solo se dente permanente) con guttaperca (attualmente si usano in questi casi anche altri materiali assolutamente biocompatibile e favorenti la rigenerazione (MTA – Mineral-trioxide-aggregate), ma sono ancora limitati ad un uso super specialistico) e quindi ricostruzione coronale ecc.. In alcune situazioni il professionista può eseguire, se davvero molto veloce, la cura canalare “in mano” e poi procedere al reimpianto. I successivi controlli sono necessari per evidenziare eventuali patologie che spesso si presentano a distanza e che portano a volte al completo riassorbimento della radice reimpiantata.